Lucania, terra dei lupi

Nella zona Nord della Lucania intorno al massiccio del Monte Vulture, incontaminata e fertile area vulcanica della Basilicata settentrionale, è praticata da millenni la coltivazione della vite e dell’ulivo. Grazie a condizioni uniche e irripetibili del clima e del terreno, si rende possibile ogni anno il miracolo di un raccolto straordinario.
Gli antichi Greci seppero astutamente riconoscere in questo angolo di Magna Grecia l’habitat ottimale per la coltivazione del vitigno Aglianico, oggi fiore all’occhiello dell’enologia meridionale.
Dell’Aglianico del Vulture ci parlano nel corso della storia il celebre poeta lucano Orazio, nativo di questa terra, Plinio il vecchio e, molto tempo dopo, Carlo d’Angiò che in una sua lettera “ordinava” che gli fossero servite ben “400 some” del buon vino delle colline del Vulture.
I Romani successivamente introdussero la coltivazione dell’ulivo con le varietà tipiche della zona, Ogliarola del Vulture, Rotondella e Cima di Melfi .

In mezzo a paesaggi mozzafiato, punteggiati da castelli e casali che recano le tracce del passaggio dell’Imperatore Federico II di Svevia, si incontra la caratteristica cittadina di Ripacandida arroccata su un’altura dominante estese aree coltivate, fulcro di una terra che mantiene da secoli alto il livello delle sue tradizioni enogastronomiche.